AGRICOLTURA TRADIZIONALE, BIOLOGICA E BIODINAMICA

26 Aug 2020 no comments isabella Categories Articoli

Pochi giorni fa, ho pubblicato sul sito un post che ritraeva le verdure del mio orto.

Visto l’interesse che questo ha suscitato, ho pensato di chiedere l’intervento di Riccardo, un ragazzo laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie a Padova e in procinto di terminare la specializzazione in fitopatologia.

A Riccardo ho chiesto di espormi la differenza tra biologico, biodinamico e tradizionale.

Nonostante la complessità dell’argomento, siamo riusciti a elaborare un breve testo che chiarisce i caratteri difformi di questi tre diversi metodi di coltivazione.

Ho sempre pensato che i prodotti biologici fossero i migliori in assoluto, così da consigliare ai miei pazienti il loro consumo. Tuttavia la preparazione di Riccardo mi ha fatto riflettere su diversi aspetti contraddittori del metodo.

L’agricoltura biologica è un metodo agricolo volto a produrre alimenti con sostanze e processi naturali.  Ciò significa che tende ad avere un impatto ambientale limitato, in quanto incoraggia a:

  • usare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile,
  • mantenere la biodiversità,
  • conservare gli equilibri ecologici regionali,
  • migliorare la fertilità del suolo,
  • mantenere la qualità delle acque.

(https://ec.europa.eu/info/food-farming-fisheries/farming/organic-farming/organics-glance_it)

Prendendo in considerazione tali peculiarità, sembrerebbe che il mondo del biologico si fondi sulla tutela dell’ambiente e del consumatore.

Sostenibilità ambientale.

L’agricoltura biologica riporta in auge metodi antichi di coltivazione perché considerati più sostenibili. Se da un lato ciò è veritiero, dall’altro la produzione non è così redditizia da riuscire a soddisfare il fabbisogno di un’intera popolazione. Infatti nel passato, le persone dovevano sopravvivere a lunghi periodi di carestia e alcune morivano di fame.

Il sistema di difesa integrata su cui si basa la coltivazione tradizionale garantisce, attraverso ricerca e innovazione, cibo per tutti e salvaguardia dell’ambiente.

Per “sistema di difesa integrata” si identifica una pratica di difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti come ad esempio l’uso di fitofarmaci poco o per niente tossici per l’uomo e per gli insetti utili, fitofarmaci che possono essere facilmente denaturati dall’azione biochimica del terreno e dall’aria, la lotta agli insetti dannosi tramite l’inserimento di altri che siano loro predatori naturali e che non siano dannosi alle coltivazioni, l’uso di varietà colturali maggiormente resistenti e l’uso della rotazione colturale.

Salubrità dei prodotti.

Un’altra falsa convinzione è che i prodotti biologici sono esenti da pesticidi. In realtà la quantità di pesticidi utilizzata in agricoltura biologica è superiore a quella impiegata in agricoltura tradizionale perché i prodotti non di sintesi hanno efficacia ridotta.

L’utilizzo di rame e zolfo come fungicidi/acaricidi ne è un esempio. I campi agricoli protetti dal rame richiedono più trattamenti con conseguente inquinamento del terreno da metalli pesanti (il rame è un metallo pesante).

Lo stesso vale per il piretro meno efficace degli insetticidi di sintesi. Inoltre esso non è selettivo quindi se usato in modo scorretto, può colpire insetti da preservare.

I prodotti convenzionali sono quasi sempre più selettivi e efficaci e possono dunque essere utilizzati in dosi inferiori e in un numero di trattamenti più basso.

Qualità dei prodotti.

Non esistono studi a dimostrazione di una qualità maggiore in termini di nutrienti dei prodotti biologici rispetto a quelli dell’agricoltura tradizionale.

Riccardo non è del tutto contrario alla produzione biologica perché crede che può esistere un mercato biologico buono ma crede anche che le grandi aziende si siano approfittate di un marchio perdendo di vista l’importanza della qualità alimentare e della sostenibilità ambientale, mettendo in cattiva luce chi lavora in modo convenzionale ma che ha a cuore questi principi.

Al di là dell’uso di sostanze potenzialmente dannose e della furbizia di certe aziende, mi permetto di aggiungere che una merendina confezionata è un prodotto industriale a prescindere che si usino materie prime biologiche o meno.

Infine la produzione biodinamica nasce dalla filosofia antroposofica che è una pseudoscienza fondata nel 1924 da Rudolf Steiner. Questo tipo di coltivazione è simile a quella biologica ma con tratti magici ed esoterici che portano la comunità scientifica a dubitare di questo metodo.

Riccardo conclude dicendo che lo sviluppo di nuove tecniche agricole spaventano l’uomo per le implicazioni sconosciute a cui esse possono portare mentre il passato offre la finta convinzione di possedere delle certezze.
Un prodotto di sintesi può essere pericoloso se utilizzato male così come un prodotto naturale.

Come in ogni campo, anche in agricoltura è importante incoraggiare l’innovazione che nasce dalla ricerca scientifica.

Il consiglio che mi sento di darvi è di non acquistare un prodotto sulla base di una certificazione ma piuttosto sulla conoscenza di chi ve lo vende.