SVEZZAMENTO O AUTO-SVEZZAMENTO? IL GIUDIZIO DI UNA MAMMA CON UN PIZZICO DI CONOSCENZA

12 Feb 2021 no comments isabella Categories Articoli

Voglio dedicare questo approfondimento alle mamme in procinto di svezzare il proprio bimbo.

L’intervento è corposo e sarà suddiviso in due parti: nella prima parte, troverete le caratteristiche che contraddistinguono lo svezzamento tradizionale dall’auto-svezzamento; nella seconda, lo svezzamento di Marianna, la mia ranocchietta.

Marianna segue lo svezzamento tradizionale e aggiornerò i consigli di pari passo con il suo svezzamento. Vi indicherò gli utensili da cucina utili, la preparazione e i metodi di conservazione delle pappe.

Lo svezzamento rimane un argomento su cui si continuano ad avere notizie scientifiche diverse e condizionate da ciò, tutte le mamme vivono con apprensione questo momento.

Il pediatra è la figura di riferimento a cui porre le vostre domande. È fondamentale quindi scegliere un professionista che vi trasmetta fiducia.

Per quanto confrontarsi tra mamme possa essere utile e confortante, è bene riportare le informazioni al proprio medico che è in grado, attraverso i suoi studi e la sua esperienza, di darvi conferma delle notizie recepite.  Chi più di lui, che vede centinaia e centinaia di bambini, può esservi d’aiuto?

Tutti i pediatri oggi concordano che i sei mesi rappresentano il momento ideale per l’introduzione di altri cibi oltre il latte, perché questo non basta più a soddisfare completamente i bisogni nutritivi del neonato.

Sul metodo di svezzamento ancora si discute perché esistono pareri discordanti anche tra i pediatri.

Nello specifico, da alcuni anni, si parla di auto-svezzamento come approccio alternativo allo svezzamento tradizionale che impone una tabella di marcia piuttosto rigida sull’inserimento degli alimenti.

Fino a non molti anni fa si pensava che il modo migliore per prevenire il rischio di allergie alimentari nei bambini fosse quello di ritardare il più possibile l’introduzione dei cibi potenzialmente allergizzanti, come il pesce e le uova.

È solo da poco tempo che lo svezzamento è diventato più flessibile perché già dall’inizio si possono proporre tutti gli alimenti senza più riferimenti a particolari finestre temporali più opportune rispetto al rischio di allergie. L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti, varia in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia. Questa caratteristica è ciò che distingue l’auto-svezzamento da quello tradizionale.

Vi spiegherò le caratteristiche dell’uno e dell’altro e le motivazioni che mi hanno guidata verso lo svezzamento tradizionale.

SVEZZAMENTO TRADIZIONALE

Lo svezzamento tradizionale prevede il consumo di pappe e l’introduzione graduale degli alimenti.

Viene etichettato come “svezzamento da omogeneizzati” ma, come vi mostrerò nella seconda parte di questo approfondimento, le pappe possono essere fatte in casa.

I vasetti pronti hanno indubbiamente il vantaggio di essere comodi e pratici, ma presentano numerosi svantaggi: sono costosi, contengono spesso addensanti, oli vegetali e amidi, non si ha garanzia circa la qualità delle materie prime usate. Preparando le pappe in casa invece, si ha certezza di quello che si propone al bimbo.

AUTO-SVEZZAMENTO

L’auto-svezzamento non prevede il consumo di pappe e l’introduzione graduale degli alimenti ma si assecondano le scelte alimentari del bambino.

Ad esempio, il piatto potrà essere così composto: una cima di broccolo cotta al vapore, una porzione di spaghetti tagliuzzati al sugo di pomodoro e alcune listarelle di pollo. Il bambino sceglierà cosa mangiare, non gli viene imposto nulla.

Questo mi ha fatta propendere verso lo svezzamento tradizionale. Imboccare la mia bimba con una pappa che contiene carboidrati, proteine e grassi, mi aiuta a stare tranquilla perché è nutrizionalmente completa. Nell’auto-svezzamento, per quanto un genitore si sforzi a comporre un piatto nutrizionalmente completo, è il bambino a scegliere che cosa mangiare. Questo problema potrebbe essere parzialmente risolto proponendo al bambino piatti unici.

L’auto-svezzamento viene definito anche “alimentazione complementare a richiesta” cioè alimentazione che completa il latte. Ciò significa che la principale fonte di sostentamento del bambino continuerà ad essere il latte almeno per i primi mesi. L’auto-svezzamento è una fase lenta e progressiva: una serie di piccoli passi lungo i quali accompagnare con pazienza il bambino. Nello svezzamento tradizionale è diverso: si cerca di staccare più velocemente il bambino dal seno o dal biberon.

Inoltre ci sono altre considerazioni da tenere presenti:

– attenzione alla tipologia, preparazione, taglio degli alimenti per prevenire il soffocamento da cibo, per approfondimento http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2618_allegato.pdf,

– il bambino non viene imboccato: dovrà essere lui a gestire il cibo con le mani. L’auto-svezzamento sporca molto e si devono proporre consistenze gestibili.

La purea di mela, tipica dello svezzamento tradizionale, non è l’ideale nell’auto-svezzamento,

– il bambino non può mangiare esattamente quello che preparate per voi. Nei primi mesi è bene evitare di aggiungere sale alle preparazioni.

L’alimentazione della famiglia deve essere basata su alimenti non processati, cucinati in casa con ingredienti di buona qualità. Evitate prodotti industriali, alimenti conservati sotto sale come gli affettati, attenzione anche ai formaggi. Per quanto riguarda lo zucchero, per più tempo tenete lontano il bambino dai dolci, meglio è, e ricordate di non usare il miele almeno fino all’anno di età.

Questa fase deve essere l’occasione perché la famiglia faccia una revisione delle abitudini culinarie, rendendole più equilibrate, proprio per condividere il pasto con il piccolo di casa.

Se siete interessati all’auto-svezzamento, il consiglio che mi sento di darvi è quello di chiedere al pediatra del vostro bimbo (o ad un pediatra di libera scelta che si occupa di auto-svezzamento), un appuntamento che va oltre ai regolari bilanci di salute, in cui possa spiegarvi bene il metodo.

In alternativa, potete rivolgervi ad un nutrizionista-dietista che vi indirizzerà verso ricette sane.

Evitate i libri più noti che trattano l’argomento perché è anche a causa di questi che regna la confusione e non approcciatevi solo perché fa tendenza, fatelo con coscienza e conoscenza.

A proposito di questo, ho notato che inizia a spopolare lo svezzamento vegano nel mondo online. Io sono contraria. L’intestino di un bambino fino ai 3-4 anni è ancora estremamente immaturo, non in grado di metabolizzare correttamente la fibra. Può causare aria nel pancino e fermentazione. Inoltre, la fibra sottrae all’assorbimento alcuni minerali (ferro, calcio e zinco), di cui un bimbo ha elevato bisogno. È per questo che è bene non proporre eccessive quantità di legumi, frutta, verdura e alimenti integrali.

CARATTESTICHE COMUNI AI DUE METODI DI SVEZZAMENTO

– Gradualità nell’introduzione degli alimenti; nell’auto-svezzamento il cibo non viene scelto dal genitore/pediatra ma dal bambino,

– Il momento della giornata in cui inserire le prime pappe (primi due mesi circa) è ininfluente, purché sia comodo ai genitori. Ho preferito iniziare con il pranzo,

– I bambini rifiutano le quantità eccedenti il proprio fabbisogno, vi faranno capire quando hanno raggiunto la sazietà (non state in apprensione se non terminano un pasto!),

– Ahimè, richiedono un certo impegno da parte del genitore.

In conclusione, perché ho deciso di optare per lo svezzamento tradizionale?

– consigliato dal nostro pediatra,

– preoccupazione del soffocamento da cibo,

– più pratico e meno sporco,

– più equilibrato in termini di macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi),

– necessità (fisiche e lavorative) di renderla meno dipendente dal seno.