ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA E SVILUPPO NEUROCOGNITIVO: PERCHÉ LA NUTRIZIONE MATERNA CONTA DAVVERO
È ormai consolidato che l’alimentazione della donna in gravidanza possa influenzare il rischio di obesità nel futuro nascituro, un concetto noto da tempo in ambito scientifico. Più recente, ma sempre più supportata dalla letteratura, è invece l’evidenza che lo stato nutrizionale della gestante possa incidere anche sul neurosviluppo del bambino, aumentando il rischio di disturbi come ansia, alterazioni dell’umore, difficoltà di apprendimento e deficit da iperattività e disattenzione (ADHD).
Durante la gravidanza, il feto dipende completamente dalla madre per l’apporto di nutrienti essenziali allo sviluppo cerebrale e alla maturazione del sistema nervoso centrale, rendendo la qualità dell’alimentazione un fattore determinante per la salute futura.
Alcuni micronutrienti e grassi svolgono un ruolo chiave nelle funzioni cognitive e neurologiche del nascituro, in particolare il ferro, indispensabile per l’ossigenazione cerebrale, lo iodio, fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei, le vitamine del gruppo B, coinvolte nei processi di metilazione e nella formazione dei neurotrasmettitori, e il DHA (acido docosaesaenoico), un acido grasso omega-3 strutturale del cervello e della retina. Durante la gravidanza, il fabbisogno di DHA aumenta di circa 100–200 mg al giorno, soprattutto nel terzo trimestre, periodo di massima crescita cerebrale fetale.
Il legame tra alimentazione materna e salute neuropsichica del bambino è mediato anche dalla sintesi e dalla regolazione dei neurotrasmettitori, in particolare serotonina e dopamina, spesso definiti “ormoni del benessere”, che influenzano il comportamento, l’umore e la risposta allo stress, e dalla melanocortina, coinvolta nei meccanismi di regolazione dell’appetito e del metabolismo energetico.
Un’alimentazione materna equilibrata, varia e adeguata ai fabbisogni specifici della gravidanza rappresenta quindi uno strumento fondamentale non solo per il corretto accrescimento fetale, ma anche per la prevenzione di alterazioni metaboliche e neurocomportamentali nel lungo termine.
