CARENZA DI FERRO IN GRAVIDANZA

La carenza di ferro è una situazione clinica comune in gravidanza e il più delle volte si riscontra tra la fine del secondo trimestre ed il terzo trimestre. Il professionista riesce ad individuarla dagli esami del sangue che vengono effettuati di norma durante la gestazione e nello specifico dalla riduzione della concentrazione di emoglobina (Hb).

Una terapia di ferro è indicata se nel primo trimestre la concentrazione emoglobinica è inferiore a 11 g/dl e < 10,5 g/dl oltre la 28esima settimana. Il trattamento va iniziato solo quando il medico curante riscontra una carenza, da escludere l’assunzione (anche se a bassi dosaggi) in “prevenzione”. Infatti la maggior parte delle donne non ha bisogno di ferro in gravidanza. Come misura preventiva è possibile rivolgersi ad un nutrizionista che informi la gestante su come migliorare l’assunzione di ferro con l’alimentazione e sui fattori che interferiscono con l’assorbimento del ferro.

Il ferro liposomiale e il ferro bisglicinato (chelato) sono le forme a più elevata disponibilità e tollerabilità con minor incidenza di effetti collaterali gastrointestinali (nausea, costipazione, diarrea, bruciore di stomaco), fastidi che può determinare il trattamento con il ferro ferroso.

Le trasfusioni sono uno tra i rischi che si possono verificare se si trascura la supplementazione ed è difficile andare incontro a sovradosaggi se la terapia viene prescritta da un professionista.

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